Le origini della pirateria — Dall’antichità al Medioevo

8,90 

Volume di apertura della collana Pirati e Caraibi. Oltre 200 pagine A5 sulla pirateria dall’antichità al Cinquecento: Cilicia e Pompeo, vichinghi, saraceni, corsari barbareschi, Wokou e Ching Shih, sea dogs elisabettiani.

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Descrizione

Sbircia dentro il libro

Tremila anni di pirateria — dalle rotte dell’Egeo alle coste della Cina

Le origini della pirateria è il volume di apertura della collana Pirati e Caraibi di BraiShop. Un libro di oltre 200 pagine A5 che ricostruisce, con prosa narrativa fluida e taglio divulgativo, i tremila anni di pirateria che hanno preceduto la grande stagione atlantica dei Caraibi.

Le sei grandi sezioni del volume

  • La pirateria nell’antichità mediterranea: gli Sherden fra i “Popoli del Mare” (~1200 a.C.), i corsari illirici e la regina Teuta, i pirati fenici e i predoni di Cilicia, il famoso rapimento del giovane Giulio Cesare nel 75 a.C. — dai suoi rapitori a cui promise la crocifissione, e mantenne la parola —, la grande campagna di Pompeo Magno del 67 a.C. che in tre mesi ripulì il Mediterraneo con la Lex Gabinia.
  • Le incursioni vichinghe come pirateria: il raid di Lindisfarne dell’8 giugno 793 come inizio simbolico dell’era vichinga, gli assedi di Parigi dell’845 e dell’885-886, Ragnar Lodbrok e i suoi figli, la Danelaw inglese, Rollone e la Normandia (911), la fondazione della Rus’ di Kiev, le colonizzazioni di Islanda, Groenlandia e Vinland.
  • I pirati del Medioevo cristiano: i saraceni in Sicilia (827-1091), Sardegna, Corsica e Provenza; il saccheggio di Roma dell’846 e le mura Leonine di Papa Leone IV; la battaglia navale di Ostia (849); i pirati bizantini; i Narentani slavi dell’Adriatico; le torri costiere italiane ancora oggi visibili.
  • I corsari barbareschi del Nord Africa: le reggenze di Algeri, Tunisi, Tripoli e Salé; i fratelli Aruj e Khayr al-Din Barbarossa; la battaglia di Preveza (1538); Turgut Reis “Dragut”; Occhialì, il rinnegato calabrese diventato grande ammiraglio ottomano; il fenomeno degli schiavi cristiani in Barberia (stime storiografiche fra il milione e il milione e mezzo tra il 1530 e il 1780); Cervantes schiavo ad Algeri (1575-1580); i trinitari e i mercedari.
  • I pirati asiatici: i Wokou giapponesi e cinesi (XIII-XVI sec.), Wang Zhi, la lotta dei Ming con Qi Jiguang, Zheng Zhilong e suo figlio Zheng Chenggong / Koxinga che nel 1662 tolse Taiwan agli olandesi, Ching Shih — la più grande donna pirata della storia, con oltre 1.800 giunche e 80.000 uomini nel Mar Cinese Meridionale — e il suo ritiro pacifico del 1810.
  • I precursori atlantici della grande pirateria caraibica: i sea dogs elisabettiani, Sir Francis Drake e il suo giro del mondo (1577-1580), John Hawkins, la battaglia di San Juan de Ulúa (1568), la sconfitta dell’Invincibile Armata (1588), il cenno anticipatore ai bucanieri dell’Isola della Tortuga.

Cosa aspettarsi da questo libro

Una prosa narrativa italiana, elegante e chiara, che accompagna il lettore attraverso continenti e secoli. Neutralità culturale assoluta fra pirateria mediterranea, atlantica e asiatica, fra corsari islamici e cristiani, fra vichinghi predatori e Wokou giapponesi: tutti presentati come fenomeni storici documentati, senza giudizi di parte.

Cosa NON aspettarsi

Questo non è un romanzo di pirateria. Non contiene citazioni testuali di autori contemporanei, né rimandi a romanzi o serie televisive moderne. Non è un manuale universitario e non contiene bibliografia specialistica: chi desideri approfondire troverà facilmente la vasta letteratura sull’argomento. Sulle cifre di flotte, vittime e schiavi il testo si attiene alle stime consolidate della comunità storiografica internazionale, spesso presentate come intervalli di ordine di grandezza.

Formato PDF A5, oltre 200 pagine. Scaricabile subito dopo l’acquisto, senza scadenze e senza limiti di download.

Disclaimer. Guida storica divulgativa. Il testo si basa su fatti storici verificabili. Nessuna citazione testuale di autori contemporanei o di traduzioni novecentesche di opere antiche. Il testo non glorifica la violenza: presenta i pirati come fenomeni storici documentati, con le loro tragedie umane, le loro brutalità e la loro complessità economica e politica.

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